Mario Draghi ieri ha affrontato la Camera per presentare il PNRR, Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Oggi, invece, sarà la volta del Senato. Il discorso del Presidente del Consiglio non è stato solo un elenco delle misure che si intende prendere, ma un appello alla coesione per tutto il Governo e un appello agli italiani.

Il premier ha presentato alla Camera il Piano nazionale di ripresa e resilienza, per usare i 191,5 mld di risorse Ue. Il suo discorso però non è iniziato parlando di misure, ma chiedendo alla Camera coesione: “Metteteci dentro le vite degli italiani, le nostre ma soprattutto quelle dei giovani, delle donne, dei cittadini che verranno.

Ora i progetti per il futuro dell’Italia sono fondamentali: “Sia chiaro che, nel realizzare i progetti, ritardi, inefficienze, miopi visioni di parte anteposte al bene comune peseranno direttamente sulle nostre vite. Soprattutto su quelle dei cittadini più deboli e sui nostri figli e nipoti. E forse non vi sarà più il tempo per porvi rimedio“.

Il Piano allora diventa fondamentale per risolvere “alcune debolezze che affliggono la nostra economia e la nostra società da decenni: i perduranti divari territoriali, le disparità di genere, la debole crescita della produttività e il basso investimento in capitale umano e fisico.

Sul piano economico, il nostro Capo del governo (come tutti i partiti che lo hanno applaudito, con una maggioranza bulgara), dimostra di non conoscere la causa fondamentale della crisi, che è da ricercare nell’attuale sistema economico patologico e predatorio del neoliberismo, secondo il quale occorre privatizzare il patrimonio pubblico del Popolo italiano cedendolo a singole S.p.A., non importa se italiane o straniere, nell’aiutare le imprese forti, facendo fallire le medie e piccole imprese, nel non preoccuparsi di milioni di posti di lavoro perduti, con la conseguenza di mettere sul lastrico migliaia di famiglie, come sta da tempo avvenendo. Laddove, per difendersi dall’attacco del mercato generale, sarebbe essenziale la nazionalizzazione dei servizi pubblici essenziali, delle fonti di energia e delle situazioni di monopolio, come prescrive l’articolo 43 della Costituzione.

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