Barista si incatena al dehors per protestare contro i ristori “insufficienti”, Salvatore Chiarello è ormai allo stremo e non è il solo. L’uomo è titolare di un bar di via San Secondo a Torino ed ha deciso di inscenare la sua clamorosa protesta perché ritiene di essere arrivato al punto di non ritorno.

Da oltre 30 ore è incatenato al dehors del suo locale. Lo scopo dichiarato è protestare contro il governo dopo l’ingiunzione di un avvocato. Quell’atto gli intima di pagare due mesi arretrati d’affitto, ma lui, fra chiusure e ristori bassi, quei soldi non li ha, e vede una vita di sacrifici andargli in fumo sotto il naso. “Ho perso in mancati incassi 65 mila euro a causa dei vari lockdown”.

E ancora: “Lo Stato ci abbandona con ristori insufficienti, rischiamo di perdere la nostra attività”. Più chiaro di così. Chiarello gestisce il bar insieme a sua moglie e ha chiesto un incontro al presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio. Vicino al luogo della protesta staziona una volante della Polizia. E la situazione del Piemonte in rapporto a restrizioni e possibilità che Salvatore torni a fatturare non è rosea

Non lo è perché è rossa proveniente da rosso scuro: la regione ci resterà fino al 6 aprile dopo la conferma delle ore scorse. Addirittura indiscrezioni davano la zona rossa come valida fino all’11 o 12 aprile. In Piemonte dunque i bar come quello di Salvatore resteranno chiusi. Poi resta il coprifuoco tra le 22 e le 5.

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