ROMA Draghi è sempre più allarmato dal numero crescente delle vittime di covit dell’ultimo bollettino, il numero più alto dalla fine di gennaio, e per questoha voluto riaprire con largo anticipo il dossier delle misure di contrasto al Covid, che scadono il 6 aprile. Per confermare il sistema regionale dei colori e per decidere delle riaperture, il premier vuole arrivare attraverso questo percorso una condivisione massima di cabina di regia politica con i capi delegazione dei partiti già nelle prossime ore,con confronto con le Regioni e poi con i due rami del Parlamento

Probabilmente Draghi in accordo con gli altri ministri farà tenere gli esercizi commerciali chiusi per un’altra settimana,tutto dipenderà dalla curva dei contagi che viene monitorata continuamente. La più attesa riguarda la riapertura delle scuole, almeno per i bambini più piccoli. Valutazione delicata, che il premier intende fare la prossima settimana sulla base dei dati aggiornati.

In Germania, con la metà dei casi giornalieri e la metà dei morti rispetto a noi, Angela Merkel ha deciso il lockdown più duro di sempre. La Francia ha imposto una nuova serrata di un mese in sedici dipartimenti. E anche l’Italia è costretta a confrontarsi con le varianti, che corrono più veloci del ceppo originario del virus. Draghi, che osserva le grandi capitali europee, vuole monitorare con costanza l’andamento dei contagi, con la speranza di poter allentare le misure «non appena i dati epidemiologici saranno incoraggianti». Il primo obiettivo del presidente del Consiglio è  far iniziare la scuola dei bambini più piccoli la scuola dell’infanzia e della primaria, anche in zona rossa, decisione che richiederebbe la modifica del Dpcm firmato il 2 marzo. Anche il decreto legge scade il giorno dopo Pasquetta e ieri il premier ha fatto il primo punto con i vertici del Cts, Silvio Brusaferro e Franco Locatelli e con il ministro della Salute Roberto Speranza, che resta fermo sulla linea del rigore.

Agli esperti l’ex presidente della Bce ha chiesto un «monitoraggio costante della curva», per poter cogliere subito i primi segnali di luce dopo tanti mesi di buio e decretare qualche simbolica riapertura. Se Draghi si è fatto fare «una fotografia» il più possibile nitida della situazione, è perché temeva che la variante inglese potesse mettere in difficoltà anche le zone rosse, sottoposte alle misure di contenimento più rigorose. Sotto questo aspetto però gli esperti lo hanno tranquillizzato, illustrando l’evoluzione dei contagi in quei territori che, nell’ambito della terza ondata, sono entrati per primi in zona rossa. Abruzzo, Molise, Umbria, Bolzano e Bologna hanno visto una leggera «piegatura» della curva e questo è un segnale positivo, che fa ben sperare per gran parte del Paese: al momento 42 milioni di italiani sono sottoposti alle misure più dure, con forti restrinzioni agli spostamenti, chiusura dei negozi, dei bar e dei ristoranti.

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