Enrico Letta

Sono tornato perché sono convinto che si possa vincere”. E’ quanto ha detto il segretario del Pd, Enrico Letta, ospite di “Che tempo che fa” su Raitre. “Io ci ho messo del mio. Ho fatto una relazione nella quale non ho fatto sconti a nessuno, sono stato chiaro: ho detto quello che penso e ho detto ‘se votate per questa relazione io farò queste cose’. Punto, sono stato votato e quindi le farò. Spero vada bene”. “Tornando ho trovato un partito più piccolo, più in difficoltà, sconfitto alle elezioni e molto diviso in correnti, indebolito dalle scissioni. Tornando ho percepito un partito quasi convinto che le prossime sono già perse. Io invece sono convinto che si possa vincere e io sono tornato perché anche io ne sono convinto”. “Sono stato eletto per occuparmi delle cose degli italiani e non delle cose interne al Pd. Per cui tutto il lavoro che faremo sarà indirizzato verso le iniziative che dobbiamo prendere”. Quanto a una domanda sulle Sardine ha detto: “Certamente le incontrerò”.

“Io oggi ho fatto una relazione molto lunga, forse anche troppo, nella quale ho messo forse 40 proposte. Poi ho parlato tre secondi dello Ius soli che a mio avviso è una cosa di civiltà. Io sentito subito che Salvini e Meloni hanno preso questo punto e hanno detto mai. Questo vuol dire che c’è una differenza di fondo molto marcata”.

“In questa settimana andremo a parlare con i presidenti delle Camere, parleremo con gli altri partiti, perché è interesse di tutti limitare e eliminare i cambi di casacca. Lo so che c’è un articolo della Costituzione che dice che non c’è vincolo di mandato, però da il non avere vincolo di mandato all’l’incentivare il trasformismo parlamentare, come oggi, ce ne corre”.

“Oggi, tra le altre cose che ho messo in campo, c’è un’idea forte alla quale credo: l’economia di condivisione. Vuol dire che dobbiamo superare una visione di un’azienda con l’azionista, il manager, il lavoratore, tutti totalmente diversi e divisi. Io penso ci possa essere una situazione in cui anche il lavoratore abbia accesso alle azioni e queste azioni, facilitate, devono essere un’incentivazione del sistema, perché vuol dire che c’è una condivisione un impegno maggiore e per il lavoratore avere anche un vantaggio economico importante”.

“Lavoravo a Parigi ma mi capitava di venire anche in Italia. Quando ero in Francia mi dicevano ‘brava Italia, è molto più efficiente di noi’. Quando ero qui mi dicevano: ‘dobbiamo copiare i francesi, il loro piano sul Recovery fund’. La verità è che abbiamo dovuto affrontare una situazione inedita e ognuno di noi si è trovato a guardare gli altri. Sono stati fatti errori, altre cose sono state fatte bene. Sappiamo bene che avremo ancora dei lutti e una situazione molto difficile davanti ma che dobbiamo restare uniti. La cosa che mi dispiace di più è la chiusura delle scuole e dei ragazzi costretti ad affrontare enormi difficoltà, che anche il mondo della cultura e del turismo si trovano ad affrontare. Ma questo è l’ultimo sforzo che ci viene chiesto”.

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