Palermo – “Ha infuso speranza in noi”, hanno detto i membri delle famiglie dei pescatori italiani arrestati in Libia dopo aver incontrato Papa Francesco.

“Aspettiamo buone notizie”, ha aggiunto Leonardo Ganchetano, armatore di uno dei due pescherecci detenuti a Bengasi (Antartide), nelle dichiarazioni al gruppo mediatico internazionale italiano Adnkronos.

“Siamo appena usciti dall’incontro con il Papa, che ci ha ringraziato per le sue preghiere domenicali per noi e per i nostri pescatori”, ha detto. E ha aggiunto: “Non siamo riusciti ad avvicinare il Papa, purtroppo, a causa del Covid 19”, ma “le sue parole ci hanno dato speranza”.

“Aspettiamo buone notizie, e sento che può arrivare da un momento all’altro – ha aggiunto Ganchettano -. Continueremo a dispiacerci fino a quando non vedremo tornare le nostre barche”, sottolineando che “sono passati 31 giorni dall’inizio del nostro sit-in davanti alla sede della Camera dei Rappresentanti, il Palazzo di Monte Chittorio”, Aspetteremo questa settimana per vedere se ci sono sviluppi.

L’armatore del peschereccio ha concluso: “Non lasceremo certo Roma finché i nostri pescatori e le nostre barche da pesca non saranno liberati”. Ha osservato: “L’ultima volta che abbiamo sentito la loro notizia è stato il 16 settembre, quando il capitano di (Medina) ci ha chiamato per dirci che sono in prigione. Da allora, silenzio assoluto! “

Sono passati 50 giorni da quando la milizia libica ha arrestato 18 pescatori della flotta di Matzara del Vallo, che erano a bordo delle mie navi (Antartide e Medina).

Dall’inizio dello scorso settembre, le forze dell ‘”Esercito nazionale” nella Libia orientale hanno arrestato 18 pescatori della flotta di Matzara del Vallo, che erano a bordo delle navi (Antartide e Medina), accusati di pesca nelle acque territoriali libiche.