Sono alla fermata del bus, fuori dalla metro, davanti ai distributori di carburanti in modalità self service. Obbligate a vendere il loro corpo. Lo mettono mostra con vestiti succinti: anzi, il più delle volte non ne indossano affatto. 

Donne e trans. Sguardi tristi e frasi inequivocabili all’indirizzo di chi passa. L’esercito del sesso a pagamento è tornato a conquistare Roma come nei tempi più bui. E non si nasconde.

Strade trasformate in vetrine a luci rosse, la Capitale proibita si offre all’imbrunire. Come in questi ultimi giorni, tra Ostiense e l’Eur lungo viale Marconi, Ponte Marconi e la Cristoforo Colombo. È un gigantesco mercato senza vergogna, che fattura alle organizzazioni criminali che lo gestiscono cifre da capogiro se i numeri delle “schiave del sesso” non ingannano.

Tanti invocano il perduto decoro della Città Eterna, il Covid che dovrebbe suggerire ben altre precauzioni. Anche perché vanno soprattutto salvate queste ragazze finite nelle mani della criminalità e sfruttate senza pietà. Altro che piacere, sono solo macchine da soldi senza diritti. La loro vita è spesso terribile: molte vengono dall’Est, sognavano casa e figli invece del marciapiede.

E invece niente controlli, zero pattuglie delle forze dell’ordine, anche le telecamere non riprendono più clienti e targhe. Il Campidoglio e la Sindaca Raggi si voltano dall’altra parte, la gente è sfiduciata, qualcuno copre gli occhi ai bimbi in auto.
Inizia un’altra notte, e Roma farà di nuovo la stupida.