Non capita spesso di vedere un indigeno dell’Amazzonia con un piattello labiale e un copricapo di piume di macaco gialle che passeggia per le strade di una città europea. Ma alle Cop, le conferenze sul clima organizzate ogni anno (meno questo) dalle Nazioni Unite, succede questo e altro. Abbiamo incontrato Raoni Metuktire alla 23esima Cop che si è tenuta a Bonn, in Germania, nel 2017. Nonostante fosse circondato da sostenitori, il capo della tribù dei Kayapó – il leader indigeno brasiliano più famoso e venerato – ha trovato il tempo per parlarci (nella sua lingua, con l’aiuto di due interpreti).

Siamo qui per chiedere che vengano rispettati i nostri diritti e le nostre terre. Per affermare l’importanza del nostro territorio nella lotta ai cambiamenti climatici, e che quindi non siamo un ostacolo allo sviluppo ma parte della soluzione.

L’Amazzonia, l’ecosistema che ha dedicato la sua vita a proteggere, è di nuovo sotto attacco. Non solo a causa di un presidente incendiario e fuochi dolosi, ma anche di focolai di coronavirus. Tra le vittime si contano il capo Kayapó Paulinho Paiakan, il leader Yawalapiti Aritana Yawalapiti, e almeno altri 600 nativi dell’Amazzonia brasiliana. A circa 90 anni (non si conosce la data di nascita esatta), anche la salute di Raoni è precaria, ed è stato ricoverato per una settimana a luglio per problemi all’apparato digerente. Continua però a essere una figura chiave per la resistenza indigena, tanto da essere nominato per il premio Nobel per la Pace.

Chi è Raoni Metuktire, capo indigeno dei Kayapó

Nato nel cuore dello stato del Mato Grosso, Raoni è cresciuto seguendo lo stile di vita nomadico della sua tribù e quando aveva circa vent’anni sono iniziati i primi contatti dei Kayapó con il mondo esterno, cioè con persone non indigene. A far conoscere il suo volto, il suo carisma e il suo carattere “testardo e indomito” al mondo è stato il regista Jean Pierre Dutilleux che nel 1977 presentò il documentario Raoni al Festival di Cannes, ingaggiando Marlon Brando come narratore della versione inglese. Il film, nominato per l’Oscar come miglior documentario due anni dopo, racconta la lotta del suo protagonista e del suo popolo contro gli invasori.

Da quel momento, Raoni ha utilizzato la sua fama per ampliare il suo messaggio, ovvero che la deforestazione non minaccia solo i Kayapó ma tutta l’umanità. Celebre è la sua amicizia con il musicista Sting, che partecipò al primo incontro dei popoli indigeni dello Xingu nella località di Altamira nel 1989, e che lo stesso anno accompagnò Raoni nel suo primo viaggio fuori dal Brasile per far conoscere la lotta degli indiani dell’Amazzonia.

Negli anni a seguire, il capo Kayapó, “ha raggiunto un tale prestigio ed è diventato talmente influente da sfidare i pregiudizi di molti brasiliani che vedono gli indigeni come persone povere e ignoranti”, scrive Jonathan Watts sul Guardian. Oltre alla nascita del Rainforest Foundation Fund (oggi Rainforest Foundation) per mano di Dutilleux e Sting, un importante traguardo arrivò nel 1993 con la creazione di una delle aree di foresta pluviale protette più vaste al mondo nel territorio dei Kayapó.

Nonostante il successo di Raoni nel diffondere consapevolezza sul ruolo fondamentale degli indigeni come guardiani della foresta, trovando anche l’appoggio di personaggi di potere come gli ex presidenti francesi François Mitterand e Jacques Chirac, negli anni Duemila si è trovato costretto a tornare a combattere un mostro che sembrava sepolto: le dighe di Belo Monte.

I Kayapó e le tribù alleate riuscirono a bloccare il maxi-impianto idroelettrico sul fiume Xingu alla fine degli anni Ottanta, e fu proprio l’incontro di Altamira a convincere potenziali finanziatori come la Banca mondiale a ritirarsi dal progetto. Ma i piani per le dighe iniziarono a concretizzarsi nuovamente e nel 2008 si tenne il secondo incontro dei popoli indigeni dello Xingu, sempre ad Altamira. A quasi vent’anni di distanza, i nativi erano ancora in lotta contro lo stesso nemico.

Questa volta il mostro inghiottì Raoni e tutti gli abitanti dello Xingu e nel 2015 Belo Monte entrò in funzione, alterando definitivamente il corso del fiume.