Se la domanda è «chi è l’uomo più ricco del mondo» la risposta è facile: Jeff Bezos, il fondatore di Amazon, con 202 miliardi di dollari, una ricchezza quasi raddoppiata con i lockdown causati dal Covid-19. Ma se la domanda diventa «chi è stato l’imprenditore più ricco di tutti i tempi», la classifica dei miliardari cambia e ci riporta al passato. La battaglia per diventare l’uomo più ricco di sempre si scatenò alla fine dell’Ottocento tra il re dell’acciaio, Andrew Carnegie, e quello del petrolio, John Rockefeller, il capostipite della dinastia che iniziò a dieci anni come garzone. Fino ad allora, se non consideriamo i sovrani o le grandi famiglie nobili europee come i de Medici, le grandi ricchezze «imprenditoriali» erano state limitate. Basterebbe ricordare che il primo «milionario» di San Francisco, come ricorda un cartello sulla baia della città californiana, fu Samuel Brannan: nel 1848, in piena corsa all’oro, ebbe la geniale idea di mettersi a vendere pale, piccozze e setacci ai disperati che venivano da tutto il mondo per una pepita (miraggio sapientemente reclamizzato dai suoi stessi giornali). Ancora a metà Ottocento l’industria dell’olio di balena di Nantucket, l’isola a pochi chilometri a Est di Boston che fa anche da porto di partenza del «Moby Dick» di Melville, alimentò la prima aristocrazia operaia facendo diventare ricche le vedove e i figli dei balenieri (si veniva pagati con una quota del carico).

La modernità

Ma tutto cambiò con la modernità. Andrew Carnegie, con le sue acciaierie, cambiò lo stesso volto delle metropoli permettendo lo sviluppo dei grattacieli e dando a New York quell’impulso alla verticalità visibile ancora oggi. Tra lui e Rockefeller esplose una rivalità pubblica che venne sfruttata da Jp Morgan. Si stima che solo la ricchezza di questo triumvirato americano, al valore di oggi, avesse toccato i mille miliardi di dollari. In effetti, a lungo Rockefeller e Carnegie videro la propria ricchezza navigare sopra i 300 miliardi di dollari ciascuno, un testa a testa estenuante che non permetteva a nessuno dei due di fregiarsi dell’agognato titolo. Fu proprio grazie a questa gelosia che il banchiere Jp Morgan riuscì a convincere Carnegie a cedergli le sue acciaierie, staccandogli in compenso un assegno con cui l’ex re dell’acciaio divenne per qualche anno, con 372 miliardi, l’uomo più ricco del mondo. John Rockfeller, che all’inizio del Novecento grazie al boom del petrolio si impossessò a sua volta del titolo con 418 miliardi, si vendicò dando del poveraccio a Jp Morgan: quando il biografo del banchiere scrisse che la sua ricchezza effettiva era di appena 1,2 miliardi, il petroliere si scatenò: «Jp Morgan? Non era nemmeno ricco alla fine». In realtà fu lui la personalità più interessante: il banchiere fu il finanziatore di Thomas Edison e credette all’elettricità più di chiunque altro fondando quella che sarebbe diventata la General Electric (dopo aver estromesso Edison che aveva perso la guerra dell’energia con Nikolas Tesla).

La prima corporation

Sempre a Jp Morgan si deve la prima corporation del valore di un miliardo, la U.S. Steel, nata dalla fusione di diverse acciaierie, tra cui quella di Carnegie. Tra i super ricchi che ridimensionano i vari Bill Gates (125 miliardi), Elon Musk (115) e Mark Zuckerberg (111), non vanno dimenticati Henry Clay Frick, il manager di Carnegie, lo stesso della famosa Frick Collection sulla Fifth Avenue a Manhattan, e soprattutto Cornelius Vanderbilt che guadagnò il corrispettivo di 185 miliardi di oggi portando il progresso sotto forma di treni in tutti gli Stati Uniti (i suoi pistoleri convincevano con i proiettili i nemici del progresso). Una cosa sole unisce tutti. La ricchezza è sempre arrivata dalla tecnologia dell’epoca: petrolio, elettricità, acciaio, Internet.

https://pagead2.googlesyndication.com/pagead/js/adsbygoogle.js